Michael "Much" Mayr.
Des Kaisers neue Kleider, 8b+.
Fleischbank, Wilder Kaiser, 2007.
Nose. Ground-up... iniziare semplicemente
la scalate e attaccare la parete...
senza corde fisse... nessuna via d‘uscita...
per ogni lunghezza punto rosso ci
si allontana un po’ dalla base...
Solo onsight. Cassin, 450 m, 6c+
(Westliche Zinne).
Alpinismo. Des Kaisers
neue Kleider, 2007.
Michael "Much" Mayr
Data e luogo di nascita: 1.4.1975, Hall in Tirolo
Luogo di residenza: Innsbruck
Pratico climbing da: circa 20 anni.
Che cosa ho realizzato: ogni volta che riesco ad ottenere qualcosa per la quale sin dall’inizio avevo pochissime possibilità di riuscita… l’anno scorso era l’on sight dalla torre pendente di Westace, il percorso libero della Salthé e il percorso effettuato per la prima volta del ‘lato oscuro’ della Muraglia cinese.
Sponsorizzato da SKYLOTEC – Com’è avvenuto?
Günter Almberger, il product manager di Skylotec mi ha telefonato l’anno scorso e mi ha parlato del progetto ”Skylotec goes mountain“. Allora non avevo mai sentito il nome ”Skylotec“e all’inizio ero piuttosto scettico. Le cose sono cambiate improvvisamente dopo aver accettato l’invito a Monaco di Baviera e Florian Wahl insieme a Güter, mi hanno esposto il concetto della società.
Che cosa significa per te?
Sono riconoscente per la collaborazione professionale e cordiale. Avevo anche prima degli sponsor che erano già affermati da qualche tempo sul mercato dello sport alpino e che naturalmente avevano ottimi prodotti, ma questa forma di stima, comunicazione e sostegno era ed è nuova per me. Per inciso, mi ha sorpreso la qualità e il carattere innovativo di alcuni prodotti. Questo già dal primo anno! Sono curioso di vedere cosa succederà in futuro…
Come sei arrivato al climbing? Cosa ti diverte di più del climbing?
Più o meno a 6 anni ho avuto la mia prima ”esperienza di arrampicata”. Durante una passeggiata con i miei genitori sono sparito in un bosco e mi sono arrampicato su un pendio ripido e cosparso di rocce. Per la prima volta ho provato un senso di abbandono, il pericolo e con essi una tensione sconosciuta. Naturalmente è rimasto un mio segreto ma da quel momento ho capito che le rocce e più in generale le montagne devono essere ricche di avventura e non vedevo l’ora di diventare abbastanza grande per sperimentarle. Il climbing è un’attività molto variegata e mi diverte qualsiasi tipo di gioco – arrampicata sportiva, alpina, bouldering, di tanto in tanto arrampicata su ghiaccio... Non bisogna poi dimenticare gli aspetti concomitanti positivi, come il fatto che si conoscono molte persone e paesi diversi, che le rocce – e soprattutto le pareti alte – sono spesso situate in paesaggi naturali incontaminati...
Qual è il tuo più grande/massimo obiettivo nello sport del climbing?
Arrampicarmi per i prossimi 20 anni almeno tanto quanto mi sono arrampicato negli anni passati e avere ancora la sensazione di aver appena scoperto questa grande passione.
Qual è stato il tuo più grande/massimo successo sinora raggiunto?
Mi viene difficile menzionare un “grande successo“. Se mi guardo indietro, le esperienze hanno successo quando allargano i propri orizzonti di arrampicata, aprono una nuova dimensione e ti inducono a volerne ancora di più. Dipende poi dal tipo di aspettative che ci si pone e dall’impegno rispetto alla difficoltà dell’obiettivo. Quanto più basse sono le aspettative e più alto o difficile l’obiettivo da raggiungere, tanto maggiore sarà il successo soggettivo. Per me riveste una grande importanza il primo Big Wall che ho scalato 10 anni fa. Non avevo quasi mai piantato un friend, non avevo idea di cosa fosse un “Big Wall“ e ho convinto un amico a fare un ground up su questa parete alta 1000 m che sembrava impraticabile: si trattata di El Nino a El Capitan. Le notti nel portaledge, tutti i momenti emozionanti distribuiti nei vari giorni, pensieri e dubbi, ricordi indimenticabili.
Pericolo/paura – sentimenti decisivi nel climbing: come li affronti tu personalmente?
Il pericolo non è una sensazione ma una reale minaccia, che per definizione è parte integrante di qualsiasi avventura. Per quanto riguarda la “normale“ arrampicata sportiva vedo a malapena un reale pericolo ad eccezione degli errori accidentali. Diverso è il discorso per l’alpinismo o il free solo. Se non vuoi accettare alcun rischio e pericolo, non c’è avventura. In caso contrario c’è paura in una certa misura che corrisponde a una reazione naturale. Riuscire a controllare questa paura e, in una oggettiva situazione di pericolo, fare il possibile per minimizzare il rischio è una esperienza utile. Per me personalmente gran parte del fascino che ancora riesco a provare nei confronti del climbing, andrebbe perduto senza questo aspetto avventuroso.
Libertà – che significato ha per te questa parola se connessa al climbing?
Climbing per me è ancora sinonimo di libertà. Sta a ognuno di noi in che modo e con quale stile trovare la propria realizzazione – senza regole severe. Il climbing mi consente di avere molta libertà, per es. sul fatto che fino ad oggi sono riuscito a sfuggire a una regolare settimana di 40 ore...
Chi è/sono i/l tuo/i modello/i nell’arrampicata sportiva professionistica?
Per questo sono troppo vecchio. Ad ogni modo è affascinante e stimolante guardare i personaggi della scena del climbing di Innsbruck come per es. Kilian Fischhuber, David Lama o Jorg Verhoeven mentre si arrampicano. Tutti e tre possono vivere bene con il climbing ma hanno conservato una certa scioltezza e franchezza.
Zone preferite per il climbing – quali sono le tue favorite?
Yosemite, Zillertal, Osp, Dolomiti...
Quali sono i consigli e i trucchi per i neofiti nell’arrampicata sportiva?
...naturalmente di comprare solo prodotti Skylotec...
Climbing, climbing e ancora climbing. Che altro fai nel tuo tempo libero?
Sci, sci di fondo, sauna, cinema, esco,...